Con l’avvio della stagione dichiarativa del modello 730/2026, milioni di contribuenti attendono il rimborso Irpef direttamente in busta paga o sul conto corrente.
Tuttavia, non tutti riceveranno automaticamente le somme spettanti. Chi ha cartelle esattoriali non pagate potrebbe infatti vedere il rimborso bloccato dall’Agenzia delle Entrate. Una situazione che riguarda soprattutto i contribuenti con debiti fiscali già affidati all’Agente della riscossione.

La novità nasce dalle modifiche introdotte dalla riforma della riscossione, che ha cambiato le regole sulla compensazione tra crediti fiscali e debiti iscritti a ruolo.
Quando il rimborso del 730 viene fermato
Prima di erogare qualsiasi rimborso fiscale, l’Agenzia delle Entrate controlla se il contribuente ha cartelle esattoriali scadute e non pagate.
Il blocco può scattare quando:
- i debiti superano i 1.500 euro;
- le cartelle sono scadute da oltre 60 giorni;
- gli importi comprendono anche interessi, sanzioni e spese di riscossione.
Nel calcolo della soglia rientrano non solo i debiti verso il Fisco, ma anche quelli verso enti previdenziali e altre Agenzie fiscali convenzionate con l’Agenzia delle Entrate.
In presenza di queste condizioni, il rimborso non viene accreditato direttamente al contribuente ma può essere utilizzato per compensare i debiti pendenti.
Come funziona la compensazione con le cartelle esattoriali
Il meccanismo è previsto dall’articolo 28-ter del DPR 602/1973. In pratica, se il contribuente vanta un credito Irpef ma ha anche debiti fiscali non saldati, l’Agenzia delle Entrate segnala la posizione all’Agenzia Entrate-Riscossione. A quel punto il rimborso può essere trattenuto e destinato al pagamento delle cartelle.

Fino al 2024 il contribuente poteva scegliere se accettare o meno la compensazione proposta dal Fisco. Con la riforma, però, le regole sono diventate più rigide. Il Decreto Legislativo n. 110/2024 ha modificato profondamente il sistema dei rimborsi fiscali.
Dal 2024, infatti, la compensazione automatica dovrebbe scattare soltanto per rimborsi superiori a 500 euro.
Questo significa che:
- chi ha un credito inferiore a 500 euro dovrebbe continuare a ricevere il rimborso normalmente;
- sopra questa soglia, invece, il Fisco può sospendere il pagamento in presenza di cartelle esattoriali non pagate oltre i 1.500 euro.
Dopo la segnalazione, l’Agente della riscossione invia al contribuente una proposta di compensazione tra il credito Irpef e i debiti iscritti a ruolo.
Il cittadino ha 60 giorni di tempo per comunicare se intende aderire.
Cosa succede se il contribuente rifiuta
Anche in caso di rifiuto della compensazione, il rimborso non torna immediatamente disponibile.
Le somme restano infatti “congelate” presso l’Agente della riscossione fino al 31 dicembre dell’anno successivo. Durante questo periodo il Fisco può avviare procedure di recupero forzoso per utilizzare quelle somme a copertura dei debiti.
Di fatto, per molti contribuenti il rimborso del 730 rischia quindi di trasformarsi in uno strumento utilizzato direttamente per saldare cartelle esattoriali arretrate.
Chi deve controllare con attenzione la propria situazione
La verifica è particolarmente importante per:
- contribuenti con vecchie cartelle non pagate;
- chi ha ricevuto avvisi dall’Agenzia Entrate-Riscossione;
- chi ha debiti previdenziali INPS;
- chi attende rimborsi Irpef elevati dal modello 730.
Prima di presentare la dichiarazione può quindi essere utile controllare la propria posizione debitoria per evitare sorprese sui tempi e sulle modalità di accredito del rimborso fiscale.
