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Recensioni false online: maxi multe fino a 160mila euro e rischio carcere per chi usa profili fake

Acquistare online è diventato parte della quotidianità. Che si tratti di libri, cosmetici, integratori o manuali per concorsi pubblici, la scelta di un prodotto passa quasi sempre dalle recensioni degli utenti.

Ma dietro quei commenti entusiasti potrebbe nascondersi una strategia ben studiata per influenzare i consumatori.

Recensioni false online: maxi multe fino a 160mila euro e rischio carcere per chi usa profili fake

Una recente decisione del Consiglio di Stato conferma la stretta contro le recensioni ingannevoli e la pubblicità occulta online: chi promuove prodotti fingendosi un semplice cliente rischia sanzioni molto pesanti, fino a 160mila euro, oltre a possibili conseguenze penali.

Il fenomeno delle recensioni false online

Navigando sulle piattaforme e-commerce capita spesso di trovare decine di prodotti simili accompagnati da recensioni estremamente positive. In molti casi, però, quei giudizi non sono autentici.

Sempre più aziende, venditori o autori indipendenti utilizzano profili social o account fake per aumentare la credibilità dei propri prodotti. I contenuti vengono presentati come consigli spontanei di persone comuni, quando in realtà dietro esiste un interesse economico ben preciso.

Il fenomeno riguarda numerosi settori, dai libri ai cosmetici, passando per integratori, corsi online e prodotti sponsorizzati tramite influencer e social network.

Libri e concorsi pubblici: attenzione ai “manuali miracolosi”

Uno degli ambiti più colpiti è quello dei libri per la preparazione ai concorsi pubblici. Online compaiono continuamente testimonianze di utenti che dichiarano di aver superato esami e selezioni grazie a determinati manuali.

La sentenza del Consiglio di Stato

Messaggi come “questo libro mi ha fatto vincere il concorso” oppure “con questo manuale ho ottenuto il posto fisso” possono sembrare esperienze autentiche, ma non sempre lo sono davvero.

Secondo i giudici, quando chi pubblica questi contenuti ha rapporti economici con l’editore o con il venditore e non lo dichiara chiaramente, si configura una forma di pubblicità ingannevole.

In alcuni casi dietro queste attività potrebbero nascondersi strutture commerciali poco trasparenti, create anche per sfruttare regimi fiscali agevolati o separare artificialmente gli incassi dalle reali attività imprenditoriali.

La sentenza del Consiglio di Stato

Con la sentenza n. 2871/2026, il Consiglio di Stato ha confermato la sanzione da 160mila euro inflitta dall’Antitrust a due società che promuovevano prodotti dimagranti e per la cura del corpo attraverso comunicazioni considerate scorrette.

Secondo i magistrati, il problema nasce dall’utilizzo di messaggi che confondono volutamente il pubblico, facendo apparire contenuti pubblicitari come semplici opinioni personali.

La pubblicità mascherata viene considerata particolarmente insidiosa perché abbassa le difese critiche dei consumatori. Quando leggiamo una pubblicità esplicita sappiamo di trovarci davanti a un messaggio commerciale; una recensione personale o una testimonianza spontanea, invece, genera maggiore fiducia e influenza più facilmente le decisioni d’acquisto.

Cosa dice il Codice del Consumo

Il Codice del Consumo vieta tutte le pratiche commerciali che nascondono la finalità pubblicitaria di un contenuto o che la rendono poco chiara.

Per essere considerata regolare, una promozione deve essere immediatamente riconoscibile come pubblicità. Inoltre il linguaggio utilizzato non deve simulare imparzialità e qualsiasi rapporto economico tra chi pubblica il contenuto e chi vende il prodotto deve essere dichiarato in modo trasparente.

Quando questi elementi mancano, la comunicazione rischia di trasformarsi in pubblicità occulta, con conseguenze economiche molto pesanti.

Profili fake e rischio penale

Le conseguenze non si limitano alle sanzioni amministrative. Chi pubblica recensioni utilizzando identità false può commettere anche il reato di sostituzione di persona previsto dall’articolo 494 del Codice Penale.

Il reato si configura quando qualcuno utilizza un’identità fittizia o induce gli altri utenti a credere di essere una persona diversa da quella reale.

La pena può arrivare fino a un anno di carcere.

La Cassazione, con la sentenza n. 1187/2023, ha chiarito che il reato esiste anche in assenza di un danno economico diretto. È sufficiente il fatto di alterare la percezione degli utenti, nascondere la propria identità o danneggiare reputazione e immagine professionale di altri soggetti.

Come riconoscere le recensioni ingannevoli

Per difendersi dalle recensioni false è importante prestare attenzione ad alcuni segnali. Commenti troppo entusiasti, recensioni molto simili tra loro o profili con attività sospette possono rappresentare campanelli d’allarme.

Anche sui social è fondamentale distinguere tra esperienze reali e contenuti sponsorizzati, soprattutto quando vengono promessi risultati straordinari o immediati.

Le ultime decisioni dei giudici confermano una tendenza chiara: internet non è più una zona franca. Autorità e tribunali stanno intensificando i controlli contro influencer, venditori e società che utilizzano pratiche scorrette per orientare le scelte dei consumatori.

Per chi utilizza recensioni false o profili fake i rischi oggi sono concreti: multe elevate, danni reputazionali e persino procedimenti penali.

Riccardo Sciarretta

Mi chiamo Riccardo Sciarretta e vivo in provincia di Roma. Sono un Giornalista pubblicista iscritto all’ordine del Lazio e mi piace essere sempre informato sulle ultime notizie nel mondo. La mia passione più grande è la cucina, oltre ovviamente alla mia famiglia.

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