Buone notizie per molti lavoratori vicini alla pensione: il Governo ha confermato fino al 2029 la possibilità di lasciare il lavoro con largo anticipo grazie all’isopensione
Il meccanismo che consente l’uscita fino a 7 anni prima rispetto ai requisiti ordinari.

La misura, conosciuta anche come “accordo di esodo”, permette alle aziende con personale in eccedenza di accompagnare i dipendenti verso la pensione senza penalizzazioni immediate sul reddito. Durante questo periodo, infatti, è il datore di lavoro a sostenere interamente i costi dell’operazione.
Addio al lavoro prima dei 67 anni: cosa cambia
Negli anni passati era possibile accedere alla pensione di vecchiaia già a 60 anni, a patto di avere almeno 20 anni di contributi versati. Con le varie riforme previdenziali, però, l’età pensionabile è salita progressivamente fino agli attuali 67 anni.
Per evitare che alcuni lavoratori restino bloccati troppo a lungo nel mercato del lavoro, il legislatore ha introdotto strumenti di uscita anticipata. Tra questi c’è proprio l’isopensione, oggi prorogata dal nuovo decreto lavoro approvato dal Governo.
La novità principale è il mantenimento della finestra massima di 7 anni di anticipo, evitando così il ritorno al vecchio limite dei 4 anni previsto dalla normativa precedente.
Cos’è l’isopensione e come funziona
L’isopensione è un meccanismo destinato ai lavoratori dipendenti del settore privato. Consente di interrompere l’attività lavorativa diversi anni prima della pensione effettiva, ricevendo nel frattempo un assegno economico mensile.

L’importo viene finanziato totalmente dall’azienda, che deve anche continuare a versare i contributi figurativi fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici ordinari.
In pratica:
- il lavoratore smette di lavorare prima;
- continua a ricevere un reddito mensile;
- i contributi continuano ad accumularsi;
- al raggiungimento dell’età pensionabile scatta la pensione definitiva.
L’assegno percepito durante il periodo di esodo è generalmente simile alla pensione maturata, anche se spesso risulta più basso rispetto all’ultimo stipendio ricevuto in busta paga.
Chi può ottenere l’uscita anticipata
Non tutti possono accedere automaticamente all’isopensione. La misura è legata a precise condizioni aziendali e sindacali.
Per attivare lo scivolo pensionistico serve infatti:
- un accordo tra azienda e sindacati;
- la presenza di un esubero di personale;
- l’indicazione del numero dei lavoratori coinvolti;
- un piano con tempi certi per la conclusione delle uscite.
Una volta firmato l’accordo, il datore di lavoro deve versare all’INPS le somme necessarie per coprire sia l’assegno mensile sia i contributi previdenziali.
Cosa succede se l’azienda non paga
L’INPS eroga l’assegno solo se l’azienda versa regolarmente le quote previste.
In caso di mancato pagamento:
- l’INPS invia un avviso formale all’azienda;
- se entro 180 giorni non arriva il pagamento, parte l’escussione della fideiussione bancaria prevista dalla legge.
Il sistema è stato pensato proprio per garantire la tutela economica dei lavoratori coinvolti nell’esodo.
Quali aziende possono usare l’isopensione
Lo strumento non riguarda tutte le imprese. Possono attivarlo soltanto i datori di lavoro che occupano mediamente più di 15 dipendenti.
Per calcolare questa soglia si considera il semestre precedente alla firma dell’accordo di esodo. Nel conteggio rientrano quasi tutti i lavoratori, esclusi:
- apprendisti;
- lavoratori con contratto di reinserimento.
Perché la proroga fino al 2029 è importante
La conferma dello scivolo pensionistico fino al 2029 rappresenta una soluzione strategica sia per le aziende sia per i lavoratori vicini alla pensione.
Le imprese possono gestire gli esuberi senza ricorrere a licenziamenti traumatici, mentre i dipendenti hanno la possibilità di lasciare il lavoro diversi anni prima continuando ad avere una copertura economica e contributiva.
Una misura che punta a rendere più flessibile il sistema pensionistico italiano, soprattutto in una fase in cui l’età per la pensione continua a restare elevata.


